Mikhail Koulakov
Il Maestro e Roma

Appuntamento con l’Arte e con la Storia venerdì 20 novembre 2015 alla Loft Gallery – Spazio Mater di via Ludovico Muratori 11, nel quartiere Monti di Roma, dove si apre al pubblico la Personale di Mikhail Koulakov, Maestro della seconda avanguardia russa, a cura di Ilaria Sergi, direttore dello spazio espositivo, corredata dai testi inediti dello storico dell’arte Claudio Strinati.
La mostra, Omaggio all’Artista e all’Uomo – “Misha” – scomparso ad inizio 2015, sarà l’occasione per presentare al pubblico, per la prima volta, i Libri d’Artista che il Maestro ha dedicato a Roma.

“…Qualche giorno fa venendo a Roma mi sono trovata per caso in via Cavour. Improvvisamente mi sono messa sulle tracce di Renato, sulle tue tracce. Negli anni’ 60 Guttuso aveva lo studio in questa strada in uno di quegli edifici a più piani dall’architettura tipicamente umbertina. Dalle finestre si vedevano i tetti della Suburra così spesso dipinti da Renato. Egli abitava alle spalle di via Cavour in una casa non molto alta. Mi sono addentrata in quelle viuzze alla ricerca della casetta che ricordo vagamente. Piazza Madonna dei Monti, via dell’Angeletto, via del Pozzuolo, degli Zingari… stradine tortuose e strette con ancora delle vecchie botteghe artigiane. E’ la Roma di una volta che mi è venuta incontro e mi ha fatto di nuovo innamorare di questa città. Ormai è l’unico quartiere che conserva questo sapore antico e autentico romano. Era l’inizio degli anni ’60 e dopo l’Olimpiade sporadici gruppi di turisti sovietici hanno cominciato ad arrivare in Italia, per di più formati da persone della stessa professione. Gli artisti sovietici che seguivano i dettami del realismo socialista conoscevano dei contemporanei italiani soltanto Guttuso e volevano incontrarlo, visitare il suo studio, fare delle foto insieme.
Nel 1971 ebbi un grave infortunio, mi innamorai di un pittore underground russo, Renato personalmente provò ad invitarlo in Italia, ma le autorità sovietiche dissero “niet!”. Allora decisi di trasferirmi io a Mosca per lavoro. Esisteva la Casa editrice Progress che pubblicava testi di propaganda per l’estero in varie lingue straniere, tra cui anche l’italiano. Renato mi aiutò per l’assunzione tramite Giorgio Napolitano, allora responsabile per la cultura del PCI. Presi la tessera e partì. Durante i tre anni che vi trascorsi Guttuso fu molto buono con noi. Mandava materiale artistico a mio marito, mentre Rocco mi portava varie delizie sott’olio preparate da sua moglie. Rientrata in Italia con il marito nuovo nel 1976 persi i contatti con Renato. Aveva all’epoca un segretario, non ricordo il nome, che faceva da filtro feroce. Inoltre Koulakov aveva lasciato l’Urss….
L’ultima volta abbiamo rivisto Renato al ristorante di Monte Cenci. Misha ed io vi avevamo invitato il nostro amico l’accademico Serghei Kapitza. Ci salutammo da lontano e fu tutto…”
Tratto da “Ricordo di Renato Guttuso di Marianna Molla Koulakov

IL SOTTOFONDO SPIRITUALE MEDITATIVO DELL’ARTE DI MIKHAIL KOULAKOV

Testo di Claudio Strinati 

Alla fine del 2008 ebbi l’onore e il piacere, nella mia veste di allora, quale Soprintendente per   il  Polo Museale Romano, di ospitare a Palazzo Venezia una bella mostra di Mikhail Koulakov. La mostra ebbe grande rilievo e fece comprendere meglio a un pubblico più vasto del solito l’ importanza del lavoro di un grande artista, lungamente emarginato nel suo Paese, che aveva trovato in Italia una seconda patria grazie alla quale la sua fama era ritornata nella terra d’ origine russa e si avviava finalmente a una consacrazione attesa per tanto tempo.

Limpida e integerrima onestà, intima e profonda attitudine creativa, spiritualità intensa e sofferta; tutto ciò promanava evidente dalle opere della mostra ed era possibile in quella occasione ripercorrere efficacemente sia la vita sia le opere del Maestro anche attraverso un catalogo che non esito a definire fondamentale, cui dettero contributi determinanti alcuni dei più grandi critici e storici del tempo, da Enrico Crispolti a Fabrizio d’ Amico, per citare soltanto due fra i nomi massimi di quella eletta compagnia di studiosi. Il catalogo, poi, era corredato da una serie di scritti di Koulakov stesso utilissimi per comprendere la sua evoluzione e il senso vero della sua opera.

Koulakov riproduceva, nella sua vicenda, quell’ ideale dell’ uomo “antico” che si ispira al principio “mens sana in corpore sano”. Un principio che gli aveva permesso di essere, nello stesso momento, un formidabile cultore delle arti marziali e dello Zen e un cospicuo pittore oscillante, ma con grande coerenza e continuità, da una figurazione stravolta ai limiti dell’ informale all’ astrazione più pura e assoluta.

Ma per veicolare quali significati? La domanda nasceva sacrosanta in chi si recava a visitare quella mostra memorabile e sorge spontanea anche adesso quando la parabola del grande  Maestro si è conclusa e la sua avventura terrena è giunta alla fine. E quanto vasta e articolata fu questa avventura, data l’ inesausta e appassionata creatività che ha accompagnato il maestro per tutta la vita!

Ha subito tante e qualificatissime influenze che gli storici e critici d’ arte hanno perfettamente individuato e illustrato. Ma il suo stile è sempre stato unico, riconoscibile e estremamente vivido e comunicativo.Comincia molto presto, nel momento della più forte crisi nella storia della intera pittura occidentale, crisi della forma e dell’ espressione “classica”. E’ chiaro che subisce l’ influsso dell’ informale americano da cui trae anche specifiche esperienze tecniche, ma la sua immaginazione lo porta rapidamente a superare quella fase e a ricreare un suo mondo che anticipa, in certi casi, alcune esperienze, molte delle quali tipicamente italiane, che caratterizzeranno poi l’ arte degli anni sessanta e settanta. Le sue spericolate visioni si vanno ben presto a stabilizzare su alcuni capolavori immortali, profani e sacri, per cui le sue fonti di ispirazione diventano laBibbia come la Divina Commedia di Dante. E’ tentato da aggredire una dimensione surreale ma il suo animo profondamente religioso e introverso lo spinge verso una direzione totalmente spirituale in cui le forme perdono riconoscibilità immediata e ci parlano invece di esperienze trascendenti, cosmiche, visionarie oltre la visione stessa. L’ autore sente profondamente il respiro di una realtà che ci circonda ma non è la realtà così come la definiamo nel quotidiano. Eppure la realtà dell’ arte sembra volersi imporre sulla realtà delle apparenze quotidiane e tutta la tarda attività di Koulakov si svolge seguendo un sogno di purezza e di astrazione che lo porta a una produzione sempre più intensa e appassionata.

Ci lascia, così, un retaggio di pensiero e di fervore che ha pochi paragoni con l’ attuale situazione artistica in Italia e un po’ dovunque. Koulakov, con la sua arte, si è posto come cittadino del mondo, anzi dell’ Universo stesso, verrebbe da dire, e come tale lo onoriamo in questa occasione e continueremo a onorarlo in una serena e onesta ricostruzione delle vicende artistiche del nostro tempo.

L’ARTISTA

Mikhail Koulakov nasce a Mosca l’ 8 gennaio 1933 nel vecchio quartiere della Transmoscova , non lontano dalla Galleria Tretiakov, di fronte al Cremlino. Nel 1951 si iscrive all’Istituto Superiore delle Relazioni Internazionali. Dopo un viaggio a Leningrado rinuncia alla carriera diplomatica e decide di seguire la prorpia vocazione di pittore. A causa dello scandalo provocati dalla sua personale underground nell’appartamento dello storico d’arte Zyrlin e per sfuggire al KGB si trasferisce a Leningrado dove nel 1959 si sicrive al’Istituto Superiore di Arti Sceniche e si laurea in Scenografia ne 1962 sotto la direzione del regista-pittore Nikolai Akimov. In un clima ricco di fermenti culturali fa amicizia con artisti, poeti, scrittori e scenziati che esercitano la propria attività in semiclandestinità perchè non in linea con i dettami del regime. Una lunga amicizia lo lega a Lilia Brik, musa di Majakovsij ed a Valentina Khodosevich, nota pittrice e scenografa degli anni tranta. Nel 1975 alla Galleria della Libreria Internazionali Paesi Nuovi, si svolge la prima personale a Roma in assenza del pittore, il quale, pur invitato da Guttuso, non ottiene il permesso di lasciare l’ Urss. A seguito del matrimonio italiano con Marianna, si trasferisce nel 1976 in Italia. Espone in numerose mostre pesonali e collettive in Europa e Stati Uniti d’America. Dal 1989 ottiene il riconoscimento ufficiale come Artista nella sua patria d’orgine dove vengono organizzate grandi mostre antologiche in spazi prestigiosi a Mosca, Leningrado, Penza, Riga etc. Altre importanti antologiche hanno luogo in Italia a Narni, Terni e Roma. Nel 2008 ha avuto un’antologica alla Galleria Statale Tretiakov di Mosca seguita da una personale al Museo Nazionale del Palazzo Venezia a Roma. Dal 9 marzo al 29 maggio 2011 espone alla GNAM di Roma. Nel 2013 in occasione dei suoi 80 anni il Centro Statale Russo di Scienza e Cultura di Roma ospita una sua antologica. Parallelamente all’attività artistica Koulakov pratica le Arti marziali e lo Zen. Le opere di Koulakov si trovano n molte collezioni private e pubbliche in Russia,Italia, Europa, Canada e Stati Uniti. Membro di merito dell’Accademia delle Belle Arti “Pietro Vannucci di Perugia, muore in Umbria nel febbraio 2015.

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